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Mondo del lavoro
tra stereotipi
e luoghi comuni

Episodio 9

Nella nona puntata del podcast Job Busters, Federica Mutti sfata il mito secondo
cui l’intelligenza artificiale è qui per prendere il nostro posto, dimostrandoci come invece sia una risorsa fondamentale per la crescita delle aziende e delle nuove professioni.

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L’Intelligenza Artificiale?
Farà sparire un sacco di
lavori.

L’Intelligenza Artificiale suscita spesso un sentimento ambivalente: da una parte il fascino della tecnologia, dall’altra il terrore di essere sostituiti dalle macchine, soprattutto in ambito lavorativo.

Eppure gli obiettivi dell’AI sono ben diversi: se è vero che alcuni mestieri spariranno, è altrettanto vero che ne vedremo nascere di nuovi.
Eccone alcuni!

LE PROFESSIONI DEL FUTURO

Lo scopo dell’Intelligenza Artificiale è quello di sviluppare strumenti per semplificare la vita delle persone. In ambito lavorativo, ridurrà la necessità di svolgere compiti routinari e creerà una grande richiesta di nuove figure professionali. Qualche esempio? L’AI Hardware Specialist, il Machine Learning Engineer e il Data Scientist.

Saranno proprio i dati i veri
protagonisti dell’economia del futuro.
Come mai?

DATA SCIENCE

I dati sono una ricchezza in grado di modificare il mercato e la società. Sono “il nuovo petrolio”, come li ha definiti il matematico inglese Clive Humby.

Studiarli significa comprendere il mondo che ci circonda, prevedere i comportamenti e le necessità delle persone, creando nuove professioni e opportunità di business.
Niente male, vero?

E a proposito di strumenti digitali in grado di modificare il futuro…

L’AI FA BENE ALL’ECONOMIA:

Per il prossimo futuro, l’ Osservatorio sull’Intelligenza Artificiale del Politecnico di Milano stima una perdita di 5 milioni di posti di lavoro. Eppure lo sviluppo delle nuove tecnologie potrebbe essere una potenziale soluzione.

E per incentivare il progresso tecnologico, l’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale assegna perfino un premio.

AIXIA: IL PREMIO
AI GIOVANI RICERCATORI

Il premio “Marco Somalvico” viene assegnato biennalmente a un giovane ricercatore o ricercatrice che ha contribuito in maniera personale e significativa allo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale.

Ma lo sai chi è il padre dell’Intelligenza Artificiale?

L’AI È PIÙ ANTICA DI QUELLO
CHE PENSIAMO

Nel 1950 l’informatico, crittografo e matematico inglese Alan Turing ha inventato un test in grado di valutare la capacità di una macchina di avere un comportamento intelligente.

Tuttavia, l’idea dell’Intelligenza Artificiale è apparsa molto prima: nel 1642 il filosofo francese Blaise Pascal ha inventato la Pascalina, un sistema a ingranaggi che risolve addizioni e sottrazioni. Per l’epoca, un vero portento!

Ascolta il nono episodio della nuova stagione di Job Busters e dicci la tua! Ti aspettiamo tra i commenti sui nostri canali social.